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LA PUGLIA

La Puglia: una terra dai mille volti, mai uguale a se stessa. Le Puglie: come ancora oggi tradizionalmente vengono indicate ricordando i molteplici microcosmi in cui straordinariamente si stempera la sua complessa identità.

Una regione allungata sul mare, per lo più pianeggiante, povera di acque superficiali, ma inzuppata nelle sue viscere e ricca di fenomeni carsici. Panorami tormentati fatti di calcare, terre rosse, alberi monumentali, letti asciutti di antichi torrenti ed estese pianure coltivate. In Puglia per la prima volta è quasi una sfida; più di un illustre viaggiatore del passato vi è rimasto stordito, disorientato, quasi stizzito dall’impossibilità di coglierla tutta insieme, come un libro aperto.

Più di un viaggiatore (che fosse illustre o meno) vi è rimasto o non ha potuto fare a meno di ritornarci, stregato dal paesaggio, dalla storia, dall’arte, dagli uomini. E dalla suggestione fascinosa offerta dal sentirsi, al confine, tra due mondi, con un piede in Europa e l’altro in Oriente, con uno sguardo al futuro e con un abbraccio al passato. Conoscere e capire la Puglia? Serve tempo anche a chi vi ha messo radici, servono ritmi lenti ed ancestrali tipicamente mediterranei, ma anche quelli veloci dell’anima levantina.

Bisogna percorrerla, solcare le sue strade, calarsi nel suo ventre, risalire i suoi crinali. Un mosaico fatto di sabbia e roccia, montagna lussureggiante di vegetazione e campi di grano, frutteti ed olivi a perdita d’occhio, colline pietrose, tranquille lagune e cavità sotterranee, segnato, plasmato e modificato dall’uomo che nei secoli ha reso fertile ed opulenta – senza lasciare vuoti – una terra destinata probabilmente ad una sete perenne, erigendovi dolmen e menhir, castelli e cattedrali, abbazie e santuari, musei e palazzi, ville e masserie, torri e trulli.

I territori della Puglia sono:

DAUNIA

Antica la tradizione vitivinicola del territorio dauno, che si estende dalla Capitanata al Subappennino (dauno), digradando dolcemente fino al Nord-barese. Geometrie perfette di piccoli fazzoletti di terra disegnano il panorama eccezionale che si può osservare da Rignano Garganico, la Terrazza del Gargano, per cogliere, con lo scorrere delle stagioni, il mutare dei colori: il verde delle vigne, l'argento degli uliveti, il giallo del grano, il marrone della terra dopo l'aratura.


Storia, arte ed enogastronomia convivono in questa terra in cui il montepulciano d'Abruzzo domina nei rossi e il bombino bianco nei bianchi e negli spumanti. Il primo dà  vita a rossi corposi, esprimendosi su ottimi livelli in questa zona della Puglia. Il secondo, di elegante finezza, notevole struttura e corredo acido, si accompagna spesso con il trebbiano toscano per dare vita a bianchi particolarmente delicati.


Grande importanza riveste anche il nero di Troia, di buona vigoria, che viene vinificato prevalentemente in purezza, dando vita a rossi che si prestano anche a lungo invecchiamento. A completare il panorama enologico della viticoltura dauna ci sono gemme rare come il somarello, diffuso soprattutto nella zona di Lucera, il tuccanese o l'uva zagarese.

 

 

MURGE

Quando si parla di questa zona della Puglia è d'obbligo il plurale. Le Murge rappresentano un territorio eterogeneo che si esprime in una pluralità  di paesaggi e di sapori che nascono da una terra generosa. Ai piedi di Castel del Monte, terreni rocciosi ricchi di vegetazione spontanea e strisce di campi coltivati contrastano apparentemente con i boschi di querce e le pinete dell'Alta Murgia. E’ questo il regno del nero di Troia, il vitigno che accomuna ben tre Doc del Nord-barese, dando vita a vini di buona struttura che si prestano al lungo invecchiamento. Molto diffusi in questa zona anche aglianico, bombino bianco, bombino nero, montepulciano e pampanuto. Più regolare, invece, il paesaggio della Murgia Adriatica, nel cui territorio si coltiva il pregiato moscato di Trani, detto anche moscato reale. Verdeggiante il panorama della Bassa Murgia, dove i produttori di Gioia del Colle contendono alla città  di Manduria il "primato" per il primitivo.

Sorprendenti architetture “lame, doline, gravine e grotte naturali frutto del lento scorrere sotterraneo delle acque“ caratterizzano l'affascinante territorio della Murgia delle Gravine. Ottimi vini bianchi nascono in questi luoghi in cui primeggiano bianco d'Alessano, greco di tufo e verdeca.

MESSAPIA e VALLE D’ITRIA

La Valle d’Itria è il cuore dei bianchi di Puglia. Dai filari di bianco d'Alessano e verdeca si ottengono piacevolissimi e famosi vini. L'ambiente naturale è punteggiato dai coni dei trulli, che si possono ammirare affacciandosi dalle balconate degli affascinanti i borghi di Locorotondo, Martina Franca e Cisternino. A pochi chilometri la bianca Ostuni, coi suoi orti a terrazza attorno alla cinta muraria, un fitto sistema di masserie e casali storici e un prezioso patrimonio ampelografico in piena rinascita grazie al recupero di autoctoni rari come l'impignoe l'ottavianello Merita una nota a parte il susumaniello, vitigno a bacca nera di origini dalmate vinificato anche in purezza. La Messapia, terra ricca di storia e cultura, è la patria del primitivo, un antico vitigno autoctono le cui uve maturano già a fine agosto (da cui il nome) dando origine a un rosso corposo, di grande personalità e dalla gradazione alcolica robusta. Distese di ulivi secolari, vaste coltivazioni di fichi e ampi vigneti disegnano il territorio compreso fra Manduria, Sava e Lizzano, accarezzato dalla brezza dello Jonio, dove i caratteristici alberelli di vite del primitivo, alcuni vecchi anche 80 anni, trovano il microclima ideale per esprimersi al meglio dando il nome alla famosa Doc Primitivo di Manduria.

SALENTO

Le più importanti cittadine viticole dell’Alto Salento hanno dato origine al Parco del Negroamaro, nel segno comune di questo vitigno tipico di tutto il territorio salentino e coltivato quasi esclusivamente in Puglia. L’origine del nome non lascia dubbi sull’identità di quest’uva dal colore nero-violaceo: negroamaro tautologicamente significa “neronero”, dal latino niger e dal greco maru edè strettamente legato anche al dialetto locale: niuru maru evoca con chiarezza il nero delle uve e il sapore amaro del vino. La vinificazione in purezza, non più infrequente, dà origine a vini dal colore impenetrabile e dal profumo intenso. Vitigno fondamentale delle Doc di questo territorio,  contribuisce alla produzione di grandi vini rossi, ma anche di straordinari rosati, peculiarità dell'intero territorio salentino. Molto spesso il negroamaro è utilizzato insieme alla malvasia nera di Brindisi e di Lecce, altra varietà fortemente identificativa del Tacco d'Italia. Questo territorio - meglio noto per i panorami rocciosi mozzafiato dell'Adriatico, le distese sabbiose dello Jonio e le mirabili architetture barocche di Lecce e Galatina - custodisce un inestimabile patrimonio di masserie e casali storici in cui scoprire un legame millenario con la cultura della terra.

 
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